sabato 5 agosto 2017

                             Chi è satana (di Don Renzo del Fante)....

 
 
 

 Satana non è uno spauracchio o una favola per gente rimasta bambina. È, purtroppo, una persona viva, la cui cattiveria e pericolosità vanno prese sul serio.

 Il Diavolo non è morto, anche se troppi si illudono di averlo ucciso con l'arma del ridicolo. E non è solo. Satana è il dittatore di uno sterminato numero di esseri falliti, ma di una natura superiore a quella umana: quindi molto più potenti, intelligenti e astuti di noi. Possiamo immaginarceli a piacimento; tanto non hanno corpo...
Qualche volta si manifestano sotto forme umane o mostruose; alcune volte prendono forme equivoche e altre volte aspetti ributtanti o spaventosi. Lo schifo morale, che ci farebbe la conoscenza del loro spirito corrotto, sarebbe insopportabile.
Eppure Satana e tutti i satelliti erano Angeli del Paradiso. Essi si sono irrevocabilmente ribellati a Dio, rinunciando per sempre alla felicità dell'Amore perfetto.

L'opera del Demonio
Satana è un essere cosciente e libero, che non vuol conoscere l'amore. Mai sazio di odio, consunto dall'invidia, egli tende ad allontanare anche noi da Dio e dal nostro prossimo. 

Non vorrebbe che noi amassimo il Signore, perciò cerca di seminare l'odio contro di Lui, la disperazione o almeno l'indifferenza nei riguardi della Religione.

 Il Diavolo non sopporta che ci amiamo fra noi: per questo il Vangelo lo descrive come il furtivo seminatore di zizzania tra le famiglie e in ogni forma di società umana. Vorrebbe fare, anche di questa terra, il suo regno governato dall'invidia, dal terrore e dall'inganno. Vorrebbe contagiarci della sua rabbia impotente contro Dio e della sua gioia veramente satanica di far soffrire gli altri.

 Lo scopo del Diavolo è di portarci al peccato, di farci sciupare la vita così da presentarci al giudizio senza la grazia di Dio. Vorrebbe, ma non senza la nostra libera scelta, che andassimo tutti ad ingrossare il numero dei falliti, dei disperati, dei dannati all'Inferno. I mezzo di cui dispone per nuocerci sono diretti e indiretti. Il Demonio agisce sulle cose, crea situazioni, influenza e organizza gli esseri umani. Il suo potere è enorme anche se deve far sempre i conti sia con Dio, del quale rimane una piccola creatura, sia con la nostra libera volontà che egli può suggestionare ma non sopraffare.

 Quando pecchiamo è perché noi vogliamo il male, quindi è per colpa nostra. Il peso di cattive abitudini, il cattivo esempio che ci può venire dal prossimo, la tentazione da parte del Demonio non sono mai tali da privarci della libertà.
Infatti chi non fosse libero non avrebbe né colpa, né merito del male e del bene che compie. I peccati li facciamo per colpa nostra; va all'Inferno solo chi vuole un contrasto definitivo con Dio.
Se non ci può costringere a peccare, il Diavolo però può presentarci la colpa nella forma più seducente: cioè come l'azione più logica per raggiungere con furbizia e prontezza, ed in piena indipendenza da Dio, la nostra felicità.

 Il Diavolo può agire sulle cose, sulla parte corporale e psichica inferiore dell'uomo e sa mascherare benissimo la sua opera, nascondendosi dietro pseudo-malattie, casi fortuiti, ecc. Da ladro intelligente non manda l'avviso di passaggio e cerca di non lasciare tracce. Egli sa sfruttare la collaborazione umana, sia di coloro che coscientemente si mettono al suo servizio, sia di noi quando operiamo il male, per qualsivoglia motivo.

Il regno di Satana
Non è cosa da nulla la potenza e l'opera del Demonio, se è scritto nella Bibbia che Gesù è venuto al mondo per disfare il regno di Satana, e che tutto il mondo giace in potere del Maligno (S. Giovanni, I Lett., capo III e V).

 Gesù, come Dio, è infinitamente superiore al suo avversario. Ma anche come uomo, Gesù è il suo vincitore. Con tutta la sua vita, specialmente con la sua morte e risurrezione, Gesù ha vinto: e Satana è precipitato come folgore dal cielo.
Ma questo contrasto tra Gesù e Satana continua a ripetersi e a decidersi in ogni singola persona, nella profondità della coscienza che ode la voce buona e severa del bene e la voce perfida e carezzevole del male. La grande battaglia non terminerà che alla fine del tempo, quando la Redenzione sarà compiuta e ciascuno avrà definitivamente scelto il suo destino di Amore e felicità eterna, o di odio e di disperazione irreparabile. Dio non ci obbliga a essere buoni per forza, a entrare nel suo Paradiso anche di malavoglia. Ci stima e ci aspetta! E il Demonio ne approfitta per farci camminare su altri sentieri.

 Come il Regno di Dio, di cui Lucifero è un viscido plagiatore, anche il Regno delle tenebre ha la sua forza nell'Aldilà, in quel maledetto Inferno, sul quale non serve fare dell'insulsa ironia.
Satana ha pure su questa terra la sua chiesa con i suoi capi, le sue leggi e i suoi riti; ha i suoi sacerdoti e i suoi templi. E mentre i figli della Luce dormono... anche di giorno, i figli delle Tenebre vegliano e lavorano anche di notte!

Vigilate e pregate!
In mezzo a un esercito di pecoroni, vittime del Demonio e rassegnati ai loro vizi e ai loro peccati, ci sono purtroppo gli adoratori di Satana, i fanatici apostoli dei male.
Noi, purtroppo (e quante volte ce ne pentiamo!) facciamo il peccato. La nostra mancanza è tanto più grave quanto meglio conosciamo la legge di Dio e più luminoso ci appare il suo Amore. Ci sono però individui che addirittura amano il peccato, si adoperano per diffonderlo e fanno dell'odio a Dio e al prossimo il pungolo del loro agire.

 In questi ultimi anni vediamo poi tra i « figli della Luce » allentarsi i vincoli di amore e di devozione che li legano ai loro Morti, al mondo, misterioso e vicinissimo, dell'Aldilà.
Anime pensose e religiose hanno visto con sgomento lasciar sempre minor spazio al culto degli Angeli, dei Santi, della Madre di Dio e nostra. Con la scusa di semplificare, di modernizzare, si collaborò a ridurre e distruggere la vita di Fede. E già se ne vedono i frutti amari.
Anche l'amore personale a Gesù Cristo è insidiato nelle anime da teorie che puzzano di vecchio protestantesimo e di recente marxismo.
 
 Il patto col Diavolo
Mentre diminuisce la pratica di una Fede semplice e soda, assistiamo ad un crescere pauroso della superstizione e del culto idolatrico a Satana, anche in mezzo al mondo cristiano.
Basti pensare alla diffusione silenziosa ma capillare della Massoneria. Quante messe nere vengono celebrate, profanando la Santa Eucaristia, anche nelle città cosiddette cattoliche!
I Satanici e i Luciferiani, che adorano il Demonio, tentando di asservirlo ai loro loschi interessi, non sono certo in diminuzione. E quelle persone che fanno il patto col Diavolo sono sempre delle eccezioni, ma non così rare come si vorrebbe...
Costoro gli vendono, quasi gli « consacrano », l'anima in anticipo in cambio della promessa del suo aiuto (che qualche volta dà, in maniera ridotta, e molte volte no!). Vogliono avere subito il regno di questo mondo:
salute, piaceri, denaro, soprattutto il potere di vendicarsi, di nuocere al prossimo.

 Sono proprio queste persone, che esteriormente sembrano normalissime, persino superdotate, quelle che compiono i malefici sugli innocenti e organizzano iniziative volte a sradicare la Fede e la morale.

 Se costoro si fanno pagare, sapendo i gravissimi rischi cui vanno incontro provocando dei veri malefici, non si accontentano certo di poche migliaia di lire, come certi ciarlatani che imbrogliano gli ingenui e i superstiziosi, ma che in realtà non credono né a Dio, né al Demonio. 


Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/inferno//38-diavolo.php

sabato 29 luglio 2017

 
(Dal libro “Vivere con il cuore”, di Padre Marinko Šakota, Medjugorje 2006, pp. 145-150)
 
 
Padre Slavko era maestro con tutto il suo essere, le parole ed il silenzio, l’azione e la preghiera. Il vero maestro della vita spirituale, solitamente, non si presenta come maestro. Egli non desidera insegnare, non si impone, né discute, né cerca di convincere.
 
Egli vive in modo tale che gli altri imparino dal suo esempio. Molti hanno riconosciuto in padre Slavko un maestro spirituale anche quando non pronunciava una sola parola, perché era la sua vita a parlare ed a fare da orientamento. Chi l’ha scoperto e compreso, era felice delle tante e preziose lezioni sulla vita e sulla crescita spirituale. Padre Slavko poteva dare perché, grazie all’apertura spirituale, era pronto a ricevere. Dal suo esempio si poteva continuamente imparare, perché egli stesso era impegnato costantemente ad apprendere. Viveva incessantemente le parole di san Francesco: “Fratelli, iniziamo dall’inizio, poiché sinora abbiamo fatto ben poco”.
 
Tanti hanno imparato a pregare da lui, che dedicava tanto tempo alla preghiera, ispirati dal suo modo di pregare. Per lui, pregare era normale, come mangiare o lavorare, perché la vita spirituale ha regole simili alla vita fisica. La vita spirituale è minacciata se non la si nutre con la preghiera quotidiana, se non la si purifica mediante la confessione e non la si arricchisce con la santa Messa. Al contrario, avremmo la povertà spirituale ed il deserto spirituale. La preghiera era, per lui, “l’esistenza con Dio nell’amore”. Per questo motivo, il cristiano non può limitarsi alla preghiera come richiesta per sé di qualcosa di Dio. La preghiera non può diventare pronto soccorso per sé, ma, in primo luogo, deve essere tesa a cercare Dio. Se il cristiano non prega per Dio, e se Dio non è al primo posto nei suoi desideri, allora può accadere che la sua preghiera sia atea, che sia recitata senza Dio.
 

M’interessava il modo di pregare di padre Slavko. Lo faceva servendosi delle preghiere preformulate o spontaneamente, o forse il suo stile era più contemplativo? Desideravo far mio il modo di pregare di un uomo che ritenevo essere un vero maestro di preghiera. Padre Slavko, tuttavia, non mi ha dato la risposta che mi aspettavo, non volendo impormi il suo modello, ma mi ha indicato una direzione: “Ognuno ha il suo modo di pregare. Io ho il mio, e tu scopri il tuo”. Evidentemente intendeva dire che ogni uomo è diverso, e che quindi ognuno deve trovare la propria via di preghiera. Per lui la cosa più importante non era quale preghiera si scegliesse, ma che si pregasse e che si fosse assidui nella preghiera.
 
Riteneva che chiunque avrebbe scoperto, con il tempo, il modo più consono di pregare. Non dedicava molta attenzione neanche al tema della più conveniente postura da assumere durante la preghiera, se genuflessi o seduti, oppure alle questioni come il comunicarsi accogliendo il Corpo di Cristo con la bocca o sulle mani, dando a ciascuno piena libertà di decidere. Non si può dire che questi comportamenti esteriori fossero per lui irrilevanti, perché la postura del corpo può e deve incidere sull’atteggiamento interiore e sui processi interiori che si sviluppano durante la preghiera.

Tuttavia, padre Slavko nel corso dei seminari e delle adorazioni, sottolineava come fosse necessario che ciascuno trovasse l’atteggiamento di preghiera più conveniente per lui. Le sue preghiere erano intrise di semplicità, avvolte da una devozione e da un calore infantili, e colme di una profondità di contenuti. Pregava con il cuore, cosa che attraeva la gente, ed il suo modo di pregare non lasciava nessuno indifferente.
 
Dall’esempio di padre Slavko si poteva imparare che la preghiera non va mai da sola, ma che è necessario anche l’impegno. Forse l’uomo prega più facilmente e più fervidamente quando si trova in certe particolari circostanze della vita, ma la preghiera non può limitarsi soltanto a situazioni particolarmente difficili, perché, come esiste il cibo quotidiano per il corpo, così dovrebbe esistere il cibo per l’anima.
 
Come si dedica un determinato lasso di tempo all’alimentazione del corpo, si dovrebbe fare altrettanto per l’alimentazione spirituale. Tanti cristiani, però, hanno dimenticato la preghiera, praticandola sempre di meno. Trascurano la preghiera ed adducono la scusa di non avere tempo per il troppo lavoro. Padre Slavko non era affatto d’accordo con questa giustificazione. Egli individuava le cause, invece, nel dare troppo tempo ed importanza all’avere, così come alla mancanza di amore verso Dio ed alla scarsa necessità di pregare. “Chi ama Dio troverà il tempo e sarà con lui; chi non lo ama, troverà sempre qualcosa di più importante e di urgente e non avrà tempo per incontrarsi con Dio”.
 
Padre Slavko non si limitava a registrare il problema e a cercarne le cause, ma dava anche consigli concreti sulla preghiera. Secondo lui, l’uomo che aveva i problemi di cui si è detto, ed in generale ogni uomo, avrebbe dovuto iscriversi alla scuola della preghiera. E per frequentarla, è necessario sapere che la preghiera è incontro e colloquio. Per l’incontro occorre avere tempo disponibile, e per colloquiare occorre sapere la lingua.

La preghiera, quale colloquio con Dio, “ha un suo lessico, una sua grammatica, i suoi contenuti, che richiedono tanto esercizio, come ogni altra lingua”.Se un cristiano frequenta questa scuola di preghiera, egli attiverà in sé i meccanismi della crescita del seme divino che Dio ha gettato nel cuore dell’uomo, e dall’uomo dipende se crescerà e darà i frutti o si atrofizzerà.
 
“E quando l’uomo sa che si tratta del seme dell’amore piantato nel giardino della sua vita e che può crescere, allora non si affaticherà nel tentativo che il suo amore cresca. Questo suo tentativo è, tuttavia, soltanto un cooperare con l’amore divino, al quale si devono il seme e la crescita dell’amore nell’uomo”.
 
Padre Slavko potremmo chiamarlo maestro del cuore, perché il posto centrale nelle sue prediche, nei suoi discorsi e nei suoi scritti è occupato dal cuore. Quasi tutti i suoi libri, nel titolo, contengono questa parola: Pregate con il cuore, Adorate mio figlio con il cuore, Celebrate la messa con il cuore, Dammi il tuo cuore ferito, Perle del cuore ferito, Seguimi con il cuore, Pregate insieme con i cuori gioiosi, Digiunate con il cuore. Tutti parlano del cuore umano e tutti sono convincenti ed utili, perché in essi si rispecchia il suo proprio cuore, la sua crescita, le domande che si poneva e le risposte che si dava.
 
Tutto ciò che faceva, lo faceva con il cuore, e tutti questi libri sono opera del suo cuore. Per lui il concetto di cuore ha il medesimo significato del concetto di amore. “Fare qualcosa con il cuore, non significa niente altro se non fare qualcosa con amore. Fare con dedizione, con dignità, con raccoglimento. Ed anche pregare e glorificare il Signore con il cuore vuol dire farlo con amore. Il che vuol dire senza alcuna costrizione: volentieri”.
 
Pregare con il cuore non significa pregare sempre con sentimenti grandi e sublimi, ma essere determinato a pregare. Per spiegare questo concetto, padre Slavko cita l’esempio del bambino che, nonostante le difficoltà di apprendimento, va a scuola volentieri. Qualche altro bambino potrebbe anche essere un genio, che studia senza difficoltà e sforzi particolari, ma non va a scuola con il cuore, se ogni mattina ed ogni sera crea problemi ai propri genitori chiedendo insistentemente perché debba andare a scuola.
 
Ci sono persone che giustificano il loro non andare a Messa ed il loro non praticare una vita cristiana indicando il modo di vivere di certi cristiani che a Messa ci vanno, ma rimangono inalterati ed infruttuosi.

 La causa dell’infertilità nella vita dei cristiani criticati, sottolineava padre Slavko, non occorre cercarla nella santa Messa e nella Parola di Dio, ma nei loro cuori, che egli paragona ad un campo: “Chiunque lavori la terra, conosce un fatto per esperienza vissuta: è inutile avere un seme divino, se non prepari la terra come dovresti. È inutile tutto quello che fai, se le radici dell’erbaccia non le estirpi completamente”.
 
Determinarsi volentieri alla preghiera è, dunque, il primo passo verso una preghiera con il cuore. È poi necessario dedicare sufficiente tempo alla preghiera, perché essa è incontro con Dio, al quale, come a tutti gli incontri, occorre dedicare del tempo. Aprire il cuore alla volontà divina è un momento particolarmente importante, come per Maria, la quale dice: “Eccomi al tuo servizio, o Signore, sia fatta la tua volontà”. In questo modo, l’orante, dal canto suo, pone le premesse per l’incontro, ed evita di dettare delle condizioni a Dio. È così che inizia la preghiera fatta con il cuore.
 
Per il resto, occorre affidarsi a Dio ed alla sua iniziativa. Padre Slavko, come maestro spirituale, ha lo specifico merito di avere dato alla spiritualità di Medjugorje una struttura riconoscibile. Il suo tipo di spiritualità non era lasciato in balia dei sentimenti, ma era eccome ponderato e preparato, razionale, sensato, comprensibile a chiunque.
 
 D’altro canto, tuttavia, era pieno di calore e di cuore. Con questo genere di spiritualità, padre Slavko, con una grande sensibilità, cercava di avvicinarsi alla natura, al carattere ed alla realtà della vita dell’uomo moderno, per condurlo verso le strade della crescita spirituale”.

mercoledì 19 luglio 2017

Il racconto del primo testimone dei fatti di Medjugorje… Marinko Ivankovic…
 
 

 
Come ha vissuto il miracolo delle apparizioni della Madonna un tranquillo meccanico di Medjugorje, durante i primissimi e confusi momenti in cui i giovani veggenti cominciarono a raccontare l’incredibile esperienza che stavano vivendo? Marinko Ivankovic è, oggi, un pensionato come tanti altri che trascorre serenamente la sua vita nel piccolo borgo croato; è vicino di casa dei veggenti e, nel corso degli avvenimenti del 1981, si è confrontato con loro e ha ascoltato i loro racconti. Ha tenuto perfino un diario, stranamente scomparso, in cui ha descritto tutto quello che era accaduto e di cui, suo malgrado, era stato testimone, annotando anche le proprie sensazioni, i dubbi e le emozioni provate in quegli attimi frenetici.

Marinko non ha bisogno di nessun promemoria per ricordare quel fatidico 25 giugno 1981:
Da sempre vicino di casa dei veggenti,  la sua memoria conserva perfettamente ogni attimo vissuto quando, mentre si trovava in macchina ( aveva 38 anni ) per andare a lavoro, si fermò per dare un passaggio a Marija e a Vicka che si dovevano recare a Citluk per un corso di formazione scolastico. Mentre erano tutti insieme in macchina, Vicka non potè fare a meno di raccontare all’uomo ciò che le era accaduto il pomeriggio precedente: aveva visto la Madonna. Non solo: continuava a vederla sul Podbrdo anche mentre era con lui e Marija in auto. Marinko fu sorpreso da queste affermazioni, arrestò improvvisamente la macchina, si voltò e fissò incredulo la ragazzina, chiedendole di raccontare tutto per filo e per segno. Ella gli confidò tutto: la paura, la fuga verso casa, il ritorno sulla collina, la visione della Gospa.
Ripensando a quei momenti, Marinko riferisce di aver creduto a Vicka immediatamente, di non aver avuto nessun dubbio nè sulle sue parole nè su quanto ella diceva di aver visto: si riservò, però, la possibilità di andare a parlare con Ivan, un altro dei veggenti di Medjugorje, per avere la conferma del racconto della ragazza. Ma i travolgenti eventi successivi non poterono che confermare ulteriormente quanto stava accadendo: Marinko si ritrovò a parlare con tutti i veggenti, ancora scombussolati dall’accaduto, ad ascoltare i loro racconti comuni, ma diversi, a consolare Ivanka, incapace di frenare il pianto sconsolato per avere visto la Madonna e avere saputo che la sua mamma, morta tempo prima, stava bene ed era con lei. Decise di rivolgersi a un sacerdote, cercò Padre Jozo che, però, non era a Medjugorje. Il sostituto gli rispose di non poter fare nulla in merito a questa vicenda, poichè se qualcuno dice di aver visto la Madonna, questo resta un fatto assolutamente privato e personale.

La concitazione e la tensione di quei momenti erano altissime, il paese in subbuglio, la notizia si spargeva veloce, cominciavano già i primi pellegrinaggi dei paesani sul monte: nessuno, in realtà, sapeva cosa pensare veramente, ma la devozione e lo stupore per un evento di tale portata non potevano essere trattenuti. Marinko visse quegli attimi fianco a fianco ai veggenti, condotto da loro nel punto preciso dove essi dicevano di vedere la Madonna ed il quarto giorno delle apparizioni lasciò una croce bianca per ricordarne il punto preciso.. L’uomo fu l’unico a riuscire a parlare con i ragazzi anche durante l’apparizione, nel momento culminante dell’estasi, quando essi cadono in ginocchio e appare la Madonna: rivolgeva loro le sue domande e otteneva le risposte, consapevole del fatto che la Madonna, in quei momenti parlava e si manifestava ai suoi prescelti. Lui credette da subito…..
 

sabato 15 luglio 2017


Paralizzata da cinque anni, Mara Odak, casalinga 49enne abitante a Mostar, è guarita improvvisamente. Non dubita che si tratti di un miracolo, anzi precisa: «un grandissimo miracolo !». E spiega:... «. La Vergine Maria ha esaudito le mie preghiere e adesso vengo qui in pellegrinaggio, ogni settimana, per ringraziarla».
 
Mara, sposata con Veselko Primorac e madre di due figli, era allora gravemente ammalata e inferma, costretta a letto da una paralisi che non le permetteva di camminare né di muovere il capo, per un pauroso infortunio che per poco non le era costato la vita: una accidentale caduta dal terzo piano, giù dal vano delle scale di casa, avvenuta cinque anni prima, nella primavera del 1976.

Dopo un ricovero di oltre tre mesi in ospedale e dopo innumerevoli cure, i medici (diagnosticatele fratture multiple alla gamba sinistra e la lesione di due vertebre cervicali con deformazione irreversibile della spina dorsale) non l'avevano più ritenuta guaribile.

Continua a ripetere:... «Se uno ha fede, può chiedere a Dio e alla Madonna qualunque cosa».
Il suo aspetto non conserva alcuna traccia delle passate tribolazioni. Carnagione rosea, capelli castani e ricciuti, occhi chiari, ha un fisico forte e robusto, movimenti agili, passo sicuro...
«Fu mia sorella Anda, che abita a Citluk» dice «ad informarmi delle apparizioni della Madonna sul colle di Podbrdo.

Un giorno Anda, mia sorella ( di Citluk ),  nel mese di agosto 1981, venne a trovarmi, e mi parlò dei prodigi di Medjugorje e mi fece come balenare la speranza che la Madonna potesse guarirmi».

Racconta: «Mi trovavo dunque a casa, inchiodata al letto e ormai rassegnata al mio destino, quando Anda mi suggerì di chiedere una grazia alla Gospa di Medjugorje. Lei conosceva bene la mia grande devozione per la Vergine e sapeva inoltre che in famiglia non avrei incontrato ostacoli poiché le spese del viaggio da Mostar a Medjugorje, una trentina di chilometri in automobile, erano relativamente modeste.
 
C'erano però altre difficoltà da superare, di natura... politica. Mio marito Veselko, modesto operaio in una fabbrica dello Stato, aveva paura di eventuali ritorsioni dei suoi superiori, di alcuni suoi colleghi di reparto.

Temeva insomma che i caporioni locali della Lega dei comunisti, una volta venuti a conoscenza del fatto, lo accusassero di essere un clerico reazionario e gli facessero così perdere il posto».
I timori di Veselko Primorac erano tutt'altro che infondati. Proprio in quei giorni, allarmate per l'improvviso scoppio di fede mariana nel villaggio dell'Erzegovina meridionale, le autorità comuniste avevano scatenato, attraverso i giornali di partito, la radio e la televisione, una violenta campagna antireligiosa e anticlericale.

È facile comprendere come in questo clima di accuse e di intimidazioni Veselko Primorac avesse paura di rappresaglie. Ma le insistenze della moglie e il desiderio di accontentarla (in una possibile guarigione non sperava neppure lontanamente) lo indussero alla fine al coraggioso passo. Noleggiò l'automobile di un conoscente fidato, vi caricò sopra la moglie e con tutte le precauzioni del caso la condusse a Medjugorje.

Racconta: «Era il 15 agosto del 1981, un sabato, festa dell'Assunzione di Maria Vergine. Pochi minuti prima delle sei del pomeriggio arrivammo in auto fin davanti alla porta della chiesa, già gremita di fedeli. Anche sul sagrato c'era una gran folla, la messa stava per cominciare.
Mi scaricarono dalla macchina e mi adagiarono su una improvvisata barella. Poi alcuni volonterosi aiutarono mio marito a portarmi fino dentro la chiesa, a pochi passi dall'altare maggiore, dove intanto Vida Ivankovic e gli altri giovani veggenti avevano già iniziato a intonare il rosario, come tutte le sere».

«Quando la recita del rosario fu conclusa, Vida ( Vicka ndr ) mi riconobbe tra la folla e venne a salutarmi. Mi accarezzò i capelli dicendomi: "Coraggio, pregherò per te la Madonna".
Poi scomparve dentro la sagrestia con gli altri cinque ragazzi e cominciò la messa», racconta Mara Odak. «Tutto accadde pochi istanti dopo l'elevazione Eucaristica del Santissimo...
Fui colta all'improvviso da un brivido, da un gelo tremendo alla nuca, alla schiena, alle gambe.
 
D'un tratto il gelo si tramutò in calore, come un fuoco che pareva dovesse bruciarmi e che vedevo ardere intorno a me, in alto, nel cielo, oltre il tetto della chiesa. Tra le fiamme, nel cielo azzurro, scorsi la Madonna sorridere e poi Gesù fra gli Apostoli. Mi mancò il respiro dall'emozione, temetti di morire.... Invece trovai sorprendentemente la forza per alzarmi a sedere sulla barella e per gridare Gospo moia, Gospo moja, Madonna mia, Madonna mia... Ero guarita, potevo muovermi, girare il capo come volevo, camminare, persino correre !».


Finita la messa, Mara Odak, tra gli sguardi sbalorditi dei fedeli, uscì di chiesa barcollando. Ma a mano a mano che procedeva il suo passo diventava sempre più sicuro. Il marito, attonito e confuso, le stava accanto tentando di aiutarla, pronto a sorreggerla se ce ne fosse stato bisogno. Ma lei ormai camminava sicura, avanzava via via più spedita. Riuscì addirittura a percorrere sei chilometri a piedi. Arrivò fino a Citluk, alla casa della sorella Anda. Le due donne si abbracciarono singhiozzando, fra la commozione dei parenti, degli amici, dei curiosi accorsi alla notizia della prodigiosa guarigione.

«Si tratta di un miracolo, non ho dubbi. Lo confermano, fra l'altro, le radiografie e i certificati medici che ho raccolto», afferma padre Tomislav Vlasic, che assiste alla mia conversazione con la signora Mara Odak e che mi fa da interprete.

La donna conclude: «Io sto benissimo e dal 15 agosto 1981 non accuso più nessun disturbo. Anche i medici, pur non riuscendo assolutamente a spiegarsi il mistero, mi assicurano che sono completamente guarita, che posso condurre una vita normalissima. Ed è ciò che faccio: bado alle faccende domestiche, lavoro a maglia, passeggio con le amiche, vado in pellegrinaggio a Medjugorje. Ho fatto un piccolo voto: vengo qui a pregare e ringraziare la Madonna una volta la settimana..... ».

mercoledì 12 luglio 2017


A proposito di Medjugorje…..!

Di fra’ Marinko Sakota (Parroco a Medjugorje)
 
Io sono padre Marinko e sono cappellano qui a Medjugorje da settembre dell’anno scorso. Con Medjugorje sono collegato sin dagli inizi. Sono nato in un paese vicino a Medjugorje; a 5 km da qui.
Quando la Madonna è apparsa io avevo 13 anni. Noi abbiamo sentito subito la notizia, subito il secondo giorno. Già il terzo giorno ero sulla collina delle apparizioni con gli altri e con i veggenti. In questo modo ho seguito Medjugorje sin dall’inizio fino ad oggi. A causa di Medjugorje io ho scelto questa vocazione. Grazie a Medjugorje cerco di vivere il Vangelo. Medjugorje per me è la scuola del Vangelo. Come si vive il Vangelo. Medjugorje, quindi, non porta nulla di nuovo; non porta un insegnamento nuovo. Ci aiuta a vivere adesso ciò che ci era già stato dato. Quindi Medjugorje è un risveglio. Noi conosciamo il Vangelo anche senza Medjugorje; conosciamo bene l’invito alla preghiera; conosciamo l’invito a vivere la santa Messa; la confessione; la conversione; la pace…, ma noi non viviamo questo. E questo è il nostro problema. Noi sappiamo questo: bisogna pregare, digiunare, confessarsi. Noi conosciamo bene i comandamenti del Signore; il comandamento di Gesù: ama il tuo Dio, ama il tuo prossimo, ama il tuo nemico, perdona… Tutto questo lo sappiamo già. Ma, lo viviamo? Viviamo queste parole? Noi dimentichiamo. Perché lo sappiamo soltanto e tutto questo che sappiamo non è penetrato nella profondità del nostro essere; si è fermato sulla superficie. Come quel seme di cui Gesù parla. Se la parola di Gesù sul perdono non è penetrata profondamente nel mio essere vuol dire che io non vivo di questa parola. Se la parola "ama il tuo Dio" non è penetrata profondamente nel mio essere io non vivo di questa parola.

Io amo Dio? Io conosco questa parola, ma chiediamoci: Io amo Dio o no? Ho il tempo per Dio o no? Quando ci troviamo nella situazione di andare a Messa o poter fare qualcos’altro chiediamoci: per che cosa ci decidiamo? Chiediamoci se veramente amiamo Dio. Siamo capaci a dire: adesso spengo la tv e dedico il tempo alla preghiera? Amo Dio o no? Cosa significa Dio per me?

Amo il mio prossimo o no? Io conosco questa parola, questo comandamento… Ma amo il mio prossimo, o no? Ho il tempo per il mio prossimo oppure tutto il resto è sempre più importante? Vedo tutto ciò che è positivo nel mio prossimo? Amo il prossimo?

Da tutto questo possiamo capire che noi sappiamo bene tutte queste cose, però non le viviamo.

Noi uomini abbiamo portato alla perfezione la tecnica e il progresso, ma abbiamo trascurato lo spirituale. Ecco perché Maria ci risveglia. Ci risveglia dal sonno. Come Gesù ha fatto coi suoi discepoli nell’Orto degli Ulivi. Loro sono lì vicino a Lui, ma si sono addormentati. E Gesù li sveglia. Ecco: noi abbiamo bisogno di questo. Un continuo risveglio. E questo è Medjugorje. E noi abbiamo bisogno di questo. Comprendere che io non sono soltanto un essere materiale; sono anche un essere spirituale. Non devo soltanto pulire la mia camera e il mio corpo, ma anche la mia interiorità. E non soltanto nutrire il corpo, ma anche l’anima. Non soltanto lavorare e sviluppare le cose esteriori, ma crescere anche interiormente, spiritualmente. Ecco: questa è Medjugorje.

Adesso desidero condividere un po’ le mie esperienze su Medjugorje. I messaggi della Madonna per me sono un aiuto per vivere ciò che ho saputo già. Dunque io sapevo che dovevo perdonare, ma come farlo? Io sapevo già che bisogna digiunare… La Madonna ci invita a digiunare col cuore. Ma come farlo? E perché farlo? Io conoscevo le parole di Gesù quando dice: Prendi la tua croce. Ma perché prenderla? E come? Qual è il senso della croce? La Madonna dice: La croce diventi la gioia per voi. La croce è la gioia. Non sono forse contraddizioni? Una volta, quando avevo un conflitto con una persona, un mio amico con cui non abbiamo parlato per un paio di giorni, ho letto un libro scritto da padre Slavko Barbaric dove erano scritte le parole che la Madonna ha rivolto al gruppo di preghiera del veggente Ivan: Pregate per l’amore verso la persona che vi ha offeso. Pregate finchè non vedete tutto ciò che è positivo in quella persona. Questo mi ha aiutato a capire come perdonare. E io ho fatto così. Ho pregato così: Signore donami l’amore verso questa persona. Così ho pregato per tre giorni.
Dopo tre giorni ho esperimentato la liberazione. Dopo tre giorni ho potuto avvicinare quell’amico e stringergli la mano. In questa esperienza ho capito tante cose e da allora sempre prego così. Con le persone che mi offendono, mi feriscono, che sono pesanti per me, che non mi piacciono, prego sempre così: Signore dammi l’amore per questa persona. In questa esperienza ho capito perché Gesù ha detto: Amate i vostri nemici. Ho capito perché Gesù ha detto: Pietro devi perdonare 70 volte 7. Attraverso questo ho capito tutto: il senso del perdono. Ho capito che perdonare è la guarigione dell’anima, la liberazione. Non dobbiamo neppure più usare la parola "perdono", ma "guarigione", "liberazione" dell’anima. Ho capito anche che non siamo giusti nei nostri confronti. Siamo giusti nei confronti del corpo e non siamo giusti nei confronti della nostra anima. Senza riflettere troppo andiamo subito a guarire qualsiasi ferita del corpo e dimentichiamo le ferite dell’anima. Le dimentichiamo per giorni, mesi, anni. Portiamo le ferite dentro e non siamo felici… E non c’è pace. Non riusciamo a dialogare gli uni con gli altri… E siamo infelici. Perdonare significa proprio questo: guarire l’interiorità. Quando qualcuno mi offende, mi ferisce, nella mia interiorità comincia ad esserci l’inverno: tutto è gelido. Quindi il gelo è dentro di me.
Usiamo spesso questa espressione: I nostri rapporti sono gelidi. Sono diventati freddi, ghiacciati. Sappiamo che durante l’inverno nella natura non cresce nulla. Tutto è tranquillo, tutto è presente sotto terra, negli alberi, ma non ci sono le condizioni per la crescita: non c’è calore. Invece durante la primavera comincia ad arrivare il calore, il sole e tutto comincia a crescere e germogliare. Quando prego per l’amore, "donami Signore l’amore per la persona che mi ha offeso", io prego per il sole, per il calore. E allora il ghiaccio dentro di me comincia a sciogliersi e dentro di me comincia a svegliarsi l’amore.

Quando qualcuno mi ferisce questa ferita chiude i miei occhi per vedere il bene che esiste nell’altro. E non vedo nulla di positivo nell’altro; vedo solo le sue negatività. Perché la ferita mi apre gli occhi per le negatività e il mio cuore diventa chiuso: cuore di pietra. Invece quando prego per l’amore i miei occhi si aprono. La Madonna dice: Pregate per l’amore finchè non vedete il positivo nell’altra persona. Prego per l’amore e i miei occhi cominciano ad aprirsi e vedo il positivo nell’altra persona e io comincio a liberarmi. Esco dal mio carcere. Divento libero. Guarisco. Divento capace di vivere la pace. Certo che su questo argomento ci sono tante domande.

Tutti dicono: Ma come faccio a perdonare qualcuno che ha commesso gravi ingiustizie nei miei confronti? Oppure: io perdono quella persona, ma lei non vuole parlare più con me. Oppure: Posso perdonare, ma non posso dimenticare. Oppure: Come faccio a perdonare il male che è stato commesso nei miei confronti? Tutte queste domande ci portano nella direzione sbagliata. Perché noi dimentichiamo che perdonare significa la guarigione della mia interiorità. E non ha nulla a che fare con l’ingiustizia. L’ingiustizia rimane ingiustizia e bisogna lottare contro. Ma io devo guarire la mia interiorità; non portare questo dentro di me. Perché questo mi pesa. Non si è più capace ad incontrare gli altri. Non c’è più pace interiore.

Oppure quando si dice: Posso perdonare, ma non posso dimenticare. Perché dimenticare? E’ contro la ragione. Non dobbiamo parlare di "dimenticare", ma dobbiamo usare un termine diverso: "guarire i ricordi". Come una ferita del corpo: quando guariamo rimane la cicatrice, ma non fa più male. Quando vedo la cicatrice mi ricordo: qui c’è stata una ferita, ma non mi fa più male.

Tutto questo viene insegnato nella Bibbia. Nella Bibbia è scritto tutto. Nulla è saltato. Ci sono tantissime cose importanti. Le cose terribili, ma anche questo è ottimo. Nulla è stato saltato nella Bibbia. Pietro ha rinnegato Gesù. Aveva un’immagine sbagliata di Gesù. Ma lui è guarito. San Paolo stesso dice: Io sono stato persecutore dei Cristiani. Lui non ha taciuto questo fatto. Lui metteva i Cristiani in prigione o li uccideva. Era presente alla morte di Stefano. Ma san Paolo è guarito. I suoi ricordi sono guariti. Lui ha capito: Gesù mi ama.

Ecco, cari amici. Questo è il senso del perdono. Guarire dentro.
Adesso voglio toccare altri due argomenti: croce e digiuno.
Tutto è collegato. La Madonna dice: Digiunate col cuore. Io ho esperimentato il digiuno durante un ritiro con padre Slavko. Ritiro di digiuno a pane e acqua per sette giorni. E oltre questo riuscivo a digiunare qualche volta il mercoledì e il venerdì a pane e acqua, come ci invita la Madonna. Ma vi dico sinceramente che non ho vissuto il digiuno a pane e acqua con gioia. Era difficile per me. Faticavo. Ma, da qualche mese, da quando sono di nuovo qui, io ho detto a me stesso: Comincia a credere alle parole della Madonna come hai creduto alle parole "ama il tuo nemico". Perché le parole della Madonna sono autentiche. Io mi sono convinto di questo. In questo momento non le capisco, ma sono vere. E ho cominciato a pregare secondo questa intenzione: Signore donami l’amore, perché io mi innamori del digiuno e perché il digiuno diventi per me la gioia. E questo è avvenuto veramente. Adesso il digiuno a pane e acqua per me è veramente gioia. Vedo e sento tanti frutti che provengono da questo digiuno. Non voglio prolungarmi su questo argomento.
Mi interessa l’argomento che voglio condividere con voi: La croce. La Madonna dice: La croce per voi diventi la gioia. La croce è la gioia. Anche in questa cosa ho detto a me stesso: credi alle parole della Madonna. Devono essere vere, perché Gesù dice: Accetta la tua croce. San Paolo dice: La croce per noi Cristiani è la saggezza, la sapienza. Vuol dire che in essa è nascosto qualcosa. Io non capisco. Ho capito che anche le persone possono essere le croci per me: una croce pesante. Le parole della Madonna, "ama coloro che ti hanno offeso", le ho prese e le ho applicate al concetto della croce. Ho cominciato a pregare per le persone che sono pesanti per me. Anche verso i confratelli con i quali vivo. Se un confratello è pesante per me: Signore donami l’amore per questa persona. E così prego. Dopo un breve periodo di esercizio intenso, questa persona non è più croce per me. Mi diventa addirittura simpatica, perché comincio a scoprire le caratteristiche positive in questa persona.
In genere abbiamo una difficoltà riguardo alla croce: Noi vediamo solamente il lato anteriore della croce. E Paolo dice: La croce è la sapienza. Dove è nascosta questa sapienza? In questo mi hanno aiutato le parole della Madonna. Al gruppo di preghiera di Ivan la Madonna ha detto: Pregate davanti alla croce i misteri gloriosi del rosario. Pregate i misteri gloriosi davanti alla croce. Questo significa: Guardate il lato posteriore della croce. Questo è importante. Ecco perché Gesù dice: Accetta la tua croce. Dopo sarà più facile per te. Se non accetto la croce tutto diventa difficile. Non vedo più la luce. Per esempio: un giovane che ha le solite difficoltà giovanili e non accetta queste difficoltà (la sua croce), incontra un altro che gli dice: accetta un po’ di droga. La croce in quel momento sparisce. Non c’è più ciò che è spiacevole. Ma dopo? E domani? Domani arriva la croce. La schiavitù. E così tutte le altre cose.
Ecco perché Gesù dice: Beati quelli che soffrono adesso qualcosa, perché dopo sarà diverso.
Ecco, cari amici, questa è stata una piccola introduzione nello spirito di Medjugorje, secondo le mie esperienze, la mia prospettiva. La Madonna ci educa e ci guida pian piano. Ci insegna come giungere alla pace. Ma la pace profonda.

martedì 11 luglio 2017

C'è Qualcuno molto speciale che sente molto la tua mancanza, e mi ha chiesto di dirti qualcosa per convincerti a tornare da Lui!



 Si.....c’è Qualcuno che sente molto la tua mancanza, e mi ha chiesto di dirti qualcosa per convincerti a tornare da Lui. In primo luogo perche non sei lo stesso senza di Lui, perché il tuo sorriso è passeggero, piangi spesso, sei sovente preoccupato, sei già stato tradito da presunti amici e stai cercando disperatamente di trovare il tuo posto nel mondo.

Questo Qualcuno vuole che tu sappia che le sue braccia sono sempre aperte per accoglierti quando sei stanco di correre lontano da Lui!

Conosce i motivi che ti hanno allontanato da Lui, capisce ciò che ti ha fatto desistere e abbandonare la bella amicizia che avevate, perché ricorda che lo definivi il tuo migliore amico.

Ricorda anche il modo in cui lo chiamavi Padre e come ti trattava come un figlio amato, curandoti sempre e sanando le ferite che gli altri ti procuravano.

Mi ha anche detto che hai già provato varie volte a tornare accanto a Lui, ma certe situazioni ed alcune persone non l’hanno permesso perché hanno una grande influenza su di te, e finiscono per trascinarti in luoghi in cui fai cose che hai sempre condannato. Sa cos’hai provato in quei momenti in cui hai avuto atteggiamenti che hanno macchiato la tua anima, ma vuole che tu sappia che è disposto a ripulire tutto questo e a fare di te una nuova creatura, basta solo che tu lo voglia, dal profondo del tuo cuore..

Riesci a ricordare le belle promesse che ti ha fatto? Ha sognato per te tanti progetti che ti avrebbe aiutato a realizzare. Ha detto che sarebbe stato con te in quel cammino, ma tu hai preferito abbandonare quella strada e prendere una scorciatoia senza neanche sapere dove ti avrebbe portato. Ti ha voluto illuminare, ma tu hai preferito l’oscurità. Ha voluto darti un obiettivo, ma tu hai scelto i dubbi che offre il mondo materialista e freddo...

Tante persone sono rimaste male quando ti hanno visto in quella situazione, e hanno lamentato profondamente le conseguenze che stai vivendo. Immagina come si sente Lui vedendoti così, con gli occhi chiusi e che rifiuti di aprirli perché non sopporti quello sguardo di perdono.

Perché non ti ritieni degno di tornare, conosci i peccati che porti nel cuore, ti vergogni delle cicatrici che hai ricevuto quando correvi in mezzo alle spine. Ma Lui ti vuole solo indietro, Lui cerca suo figlio/a.

A Lui non importa niente di quello che è accaduto, basta che tu ti penta e scelga di abbandonare la tua vecchia vita. Non sei quello che dicono gli altri, e Lui vuole ricostruirti. Torna, per favore, torna.
Sa che sei stanco di tutto questo, che non ce la fai più a vivere così, che hai nostalgia di quelle parole d’amore che solo Lui ti diceva, del modo in cui ti rafforzava. E allora torna, le Sue braccia sono ancora aperte.

Il Suo sorriso mi dice che Ti ha sempre amato, anche quando tu gli hai voltato le spalle, che ti pensava sempre anche quando lo hai dimenticato, e allora torna, per favore, torna.

Ti AMA alla follia, e non di un amore qualsiasi, perché Egli è l’amore stesso, ed è anche il perdono, la consolazione e la pace. Non c’è posto migliore in cui stare che davanti a Lui, con le ginocchia a terra e le mani tese chiedendogli di sostenerti.

Torna. Sarai perdonato e non condannato, tutto ciò che è accaduto cadrà nell’oblio. Scriverà per te una nuova storia che non avrà fine, perché ha dentro di sé l’eternità. Gira la testa e guarda indietro. Vedi un Uomo con le mani forate? Non ha il sorriso più bello che tu abbia mai visto? Senti nostalgia di Lui, vero? E allora torna, perché Gesù ti aspetta.
Sempre.....

Ave Maria
 
LA STORIA DELLA COMUNIONE SULLA MANO
Cronistoria di un abuso liturgico filo-protestante: ecco come il nuovo modo della Comunione nelle mani si fece largo nella Chiesa..... ( di don Marcello Stanzione )

 


 Nel XVI secolo, i riformatori protestanti, nel loro nuovo culto cristiano, ristabilirono la Comunione sulla mano per affermare due loro eresie fondamentali: non esisteva affatto la cosiddetta 'transustanziazione' e il pane usato era pane comune ! 

 

In altre parole, sostenevano che la reale presenza di Cristo nell'Eucarestia fosse solo una superstizione papista ed il pane fosse solo semplice pane e chiunque lo potesse maneggiare. Inoltre, affermarono che il ministro della Comunione non fosse affatto Diverso, nella sua natura, dai laici. é invece insegnamento cattolico che il Sacramento dell'Ordine Sacro dona all'uomo un potere spirituale, sacramentale, imprime cioè un segno indelebile nella sua anima e lo rende sostanzialmente diverso dai laici.

Al contrario, il ministro protestante è un uomo comune che guida gli inni, fa sermoni per sostenere le convinzioni dei credenti. Egli non può trasformare il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue di Nostro Signore, non può benedire, non può perdonare i peccati, non può, in una parola, fare niente che non possa fare un qualsiasi semplice laico.

Egli, dunque, non è veicolo di grazia soprannaturale. Il ristabilimento protestante della Comunione nella mano fu un 'semplice' modo per manifestare il rifiuto di credere nella reale presenza di Cristo nell'Eucarestia, rifiuto del Sacerdozio Sacramentale, in breve il negare l'intero Cattolicesimo. Da quel momento in avanti, la Comunione sulla mano acquistò un significato chiaramente anticattolico. Era una pratica palesemente anticattolica, fondata sulla negazione della reale presenza di Cristo nell'Eucarestia e del Sacerdozio. Dopo il Concilio Vaticano II, in Olanda, alcuni preti cattolici di mentalità protestante cominciarono a dare la Comunione sulla mano, scimmiottando la pratica protestante.

Ma alcuni Vescovi olandesi, anziché fare il loro dovere e condannare l'abuso, lo tollerarono e in tal modo permisero che l'abuso continuasse incontrollato. La pratica si diffuse dunque alla Germania, al Belgio, alla Francia. Ma se alcuni Vescovi parvero indifferenti a questo scandalo, gran parte del laicato di allora rimase oltraggiato. Fu l'indignazione di un grande numero di fedeli che spinse Papa Paolo VI a prendere l'iniziativa di sondare l'opinione dei Vescovi del mondo su questa questione ed essi votarono unicamente per MANTENERE la pratica tradizionale di ricevere la Santa Comunione sulla lingua.

é anche doveroso notare che, a quell'epoca, l'abuso era limitato a pochi Paesi Europei, tanto che non era ancora iniziato negli Stati Uniti e in America Latina. Papa Paolo VI promulgò allora, il 28 maggio 1969, il documento 'Memoriale Domini' in cui affermava testualmente: 'I Vescovi del mondo sono unanimemente contrari alla Comunione sulla mano. Deve essere osservato questo modo di distribuire la Comunione, ossia il sacerdote deve porre l'Ostia sulla lingua dei comunicandi. La Comunione sulla lingua non toglie dignità in nessun modo a chi si comunica. Ogni innovazione può portare all'irriverenza ed alla profanazione dell'Eucarestia, così come può intaccare gradualmente la dottrina corretta'. Il documento, inoltre, affermava: 'Il Supremo Pontefice giudica che il modo tradizionale ed antico di amministrare la Comunione ai fedeli non deve essere cambiato. La Sede Apostolica invita perciò fortemente i Vescovi, i preti ed il popolo ad osservare con zelo questa legge'. 

 Ma poiché questa era l'epoca del compromesso, il documento pontificio conteneva il germe della sua stessa distruzione, poiché l'Istruzione continuò dicendo che, dove l'abuso si era già fortemente consolidato, poteva essere legalizzato con la maggioranza dei due terzi in un ballottaggio segreto della Conferenza Episcopale Nazionale (a patto che la Santa Sede confermasse la decisione). 

Ciò finì a vantaggio dei sostenitori della Comunione nella mano. E si deve sottolineare che l'Istruzione diceva dove l'abuso si è già consolidato. Naturalmente, il clero di mentalità protestante (compreso il nostro) concluse che, se questa ribellione poteva essere legalizzata in Olanda, poteva essere legalizzata ovunque. Si pensò che, ignorando il 'Memoriale Domini' e sfidando la legge liturgica della Chiesa, questa ribellione non solo sarebbe stata tollerata, ma alla fine legalizzata.

Questo fu esattamente ciò che accadde, ed ecco perché abbiamo oggi la pratica della Comunione sulla mano. La Comunione sulla mano, quindi, non solo fu avviata nella disobbedienza, ma fu perpetuata con l'inganno. La propaganda, negli anni '70, fu usata per proporre la Comunione sulla mano ad un popolo ingenuo, con una campagna di mezze verità che dava ai cattolici la falsa impressione che il Vaticano II avesse fornito una disposizione per l'abuso, quando, di fatto, non vi è accenno in proposito in nessuno dei documenti del Concilio.

Inoltre, non venne detto ai fedeli che la pratica fu avviata da un clero di mentalità filoprotestante e filomassone, in spregio alla Legge liturgica stabilita, ma la fecero suonare come una richiesta da parte del laicato; non chiarirono, gli assertori della Comunione nelle mani, che i Vescovi del mondo, quando fu sondata la loro opinione, votarono unanimemente contro questa pratica; non fecero riferimento al fatto che il permesso doveva essere solo una tolleranza dell'abuso, laddove si fosse già instaurato nel 1969, e che non vi era stato alcun una via libera perché la Comunione nelle mani si diffondesse ad altri Paesi come l'Italia e gli Stati Uniti d'America. Siamo ora arrivati al punto in cui la pratica dell'Ostia sulla mano è addirittura presentata come il modo migliore di ricevere l'Eucarestia, e anche la maggior parte dei nostri fanciulli cattolici è stata male istruita a ricevere la Prima Comunione. Ai fedeli si dice che è una pratica facoltativa e se a loro non piace, possono ricevere la Comunione sulla lingua.

La tragedia è che se questo è facoltativo per il laicato, non lo è per il clero. I preti sono chiaramente istruiti ad amministrare la Comunione sulla mano, che a loro piaccia o no, a chiunque lo richieda, gettando così moltissimi preti in una agonizzante crisi di coscienza. E' dunque evidente che nessun prete può essere legittimamente forzato ad amministrare la Comunione sulla mano; dobbiamo pregare affinché il maggior numero di sacerdoti abbia il coraggio di salvaguardare la riverenza dovuta a questo Sacramento e non venga intrappolato in una falsa ubbidienza che fa sì che essi collaborino alla perdita di sacralità di Cristo nell'Eucarestia. 

I preti devono trovare il coraggio di combattere questa nuova pratica che fa parte dell'occulta strategia di protestantizzazione del Cattolicesimo, ricordando che Papa Paolo VI, giustamente, predisse che la Comunione sulla mano avrebbe portato all'irriverenza e alla profanazione dell'Eucarestia e ad una graduale erosione della dottrina ortodossa.

Questo abuso illegittimo si è così ben radicato come una tradizione locale, che anche Papa Giovanni Paolo II non ebbe successo a denunciare, nonostante un suo tentativo per frenare l'abuso.

Nella sua Lettera 'Dominae Cenae' del 24 febbraio 1980, il Pontefice polacco riaffermò gli insegnamenti della Chiesa secondo cui toccare le Sacre Specie e amministrarle con le proprie mani è un privilegio dei consacrati. Ma, per un qualsivoglia motivo, questo documento di 28 anni fa non conteneva nessuna minaccia di sanzioni contro laici, sacerdoti o Vescovi che avessero ignorato la difesa dell'uso della Comunione sulla lingua come voleva il Papa. Una legge senza una pena non è una legge, bensì un suggerimento.

Cosicché, il documento di Giovanni Paolo II fu accolto da diversi membri del clero dei Paesi dell'Occidente come un suggerimento non apprezzato e purtroppo trascurato. 

[Fonte: Petrus 29 marzo 2008]

Ad ognuno il suo discernimento....

Ave Maria!